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La ricchezza nel mondo continua ad essere distribuita molto male

Davos (Svizzera) si prepara ad accogliere il World Economic Forum, il meeting internazionale che vede come da tradizione riuniti i leader del business mondiale con l’obiettivo di disegnare l’agenda globale e regionale dell’economia del prossimo anno. Un’economia sempre più concentrata sulla ricchezza di pochi (anzi pochissimi) “Paperoni” che non lascia margini di sopravvivenza dignitosa alla maggior parte della popolazione mondiale.


Secondo il rapporto Oxfam 2018 (“Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”), attualmente vi sono nel mondo 2.043 miliardari (valore in dollari), e nove su dieci sono uomini. La loro ricchezza ha registrato un incremento enorme che, a titolo comparativo, rappresenta 7 volte l’ammontare delle risorse necessario per far uscire dallo stato di povertà estrema 789 milioni di persone. Di tutta la ricchezza globale creata nell’ultimo anno, l’82% è andato all’1% della popolazione mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento.


“L’economia dell’1%” pesa sulle spalle dei lavoratori mal pagati e, malgrado i grandi discorsi dei capi di governo o dei capitani di impresa, nulla è stato fatto in questi anni per appianare le disuguaglianze. Un giorno di reddito di un amministratore delegato vale in USA un anno di salario di un dipendente, si legge nel rapporto. Ogni due giorni qualcuno nel mondo diventa miliardario.


Patrimoni da capogiro che, quasi sempre, non sono il frutto di duro lavoro o grandi capacità, derivano bensì da eredità, monopolio e clientelismo. Nel giro dei prossimi 20 anni, 500 tra i più ricchi al mondo daranno in eredità 2.400 miliardi di dollari. Una cifra superiore al Pil dell’India.


È pur vero che tra il 1990 e il 2010 il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema (cioè con meno di $ 1,90 al giorno) si è dimezzato e da allora è in costante riduzione. Ma questo eccezionale risultato sarebbe potuto essere ancora migliore se, nello stesso periodo, la disuguaglianza all’interno dei Paesi non fosse aumentata come invece ha fatto. Se fosse diminuita, ulteriori 200 milioni di persone si sarebbero affrancate dalla povertà; e se i poveri avessero beneficiato dei vantaggi della crescita economica più dei propri concittadini ricchi, tale numero avrebbe potuto salire a 700 milioni.


Dalla disuguaglianza economica non sono al sicuro neppure i paesi che nel loro complesso potrebbero essere considerati ricchi. L’Italia, in questo senso, ne è un esempio.


Nel nostro Paese, secondo l’opinione del 61% dei cittadini, negli ultimi cinque anni le disuguaglianze sono aumentate (dati Istituto Demopolis per Oxfam). In Italia, l’1% più ricco della popolazione è in possesso di quasi un quarto della ricchezza nazionale netta: con chiare conseguenze per la coesione sociale.


Nella percezione di quasi i due terzi degli italiani, accanto alle relazioni clientelari e alle scelte di politica economica, sono soprattutto “evasione ed elusione fiscale” ad amplificare le sperequazioni. Anche perché sottraggono al bilancio dello Stato risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi pubblici e per il Welfare: ne sono convinti più di 8 italiani su 10.


“Dall’indagine emerge la netta percezione della disuguaglianza e delle dispari opportunità. La classe politica”, sostiene Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, “non può più permettersi di ritardare l’adozione di rimedi ambiziosi in materia di giustizia fiscale, contrastando gli abusi che, in Italia e a livello internazionale, alimentano la grande disuguaglianza dei nostri tempi”. (fonte hc)