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Ristori alle imprese obbligate alla chiusura causa Coronavirus

Pochi, maledetti e subito. Sembra questa la filosofia adottata dal governo per ristorare parzialmente le imprese obbligate alla chiusura causa Coronavirus. La promessa è quella di accreditare le somme in conto corrente in una, massimo due settimane. E nella maggior parte dei casi non ci sarà neppure bisogno di presentare domanda.

Il meccanismo di calcolo è grossolano, ma non per questo inefficiente. Finisce per premiare i contribuenti onesti e per penalizzare quelli che avevano l'abitudine di occultare una parte consistente del fatturato. Il ristoro sarà infatti pari a quanto già ottenuto a maggio (circa un terzo della perdita di fatturato del mese di aprile rispetto allo stesso mese del 2019), ma per le attività più penalizzate, come per esempio le discoteche, questi importi vengono aumentati fino al 400%.

È chiaro che non si tratta di un risarcimento completo del danno subito dalle partite Iva (non sarebbe economicamente sostenibile per lo Stato). Si tratta però di un segnale preciso e concreto di vicinanza a chi, per ragioni di sicurezza pubblica, viene costretto a chiudere l'attività. Oltretutto nessuno sa quanto tempo durerà questo secondo lockdown, quindi anche la misura dei ristori potrebbe essere un mero anticipo.

Ma non è questo il punto. La vera novità è che l'Agenzia delle entrate è in grado di accreditare delle somme sui conti correnti dei contribuenti rispettando un minimo di equità, in tempi rapidi e senza la necessità di adempimenti burocratici. È forse il primo concreto esempio di semplificazione tributaria, dopo decenni di chiacchere inconcludenti.

GuardiaCivica - Ristori alle imprese obbligate alla chiusura causa Coronavirus

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