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Pensioni: da maggio 2017 i lavoratori potranno avvalersi di Ape

Ape, che sta per anticipo pensionistico, è la misura introdotta dal Governo Renzi con la Legge di Bilancio 2017, al via dal prossimo maggio e che sarà approvata in via definitiva a dicembre 2016. In pratica con questo provvedimento, da mesi allo studio del Governo, i lavoratori possono uscire in anticipo dal mercato del lavoro attraverso un prestito oneroso ottenuto sotto forma di finanziamento da restituire a rate. A chi è rivolto? Ai lavoratori che hanno compiuto 63 anni e vogliono andare in pensione con 3 anni e 7 mesi di anticipo: oggi infatti la riforma Fornero consente di congedarsi dal lavoro a 66 anni e 7 mesi. Per ottenere il beneficio, il lavoratore che compie 63 anni e vuole avvalersi di Ape dovrà ricorrere a un prestito previdenziale, ovvero a un finanziamento di un istituto di credito, che anticiperà le mensilità di pensione percepite prima di aver raggiunto i 66 anni e 7 mesi.


Tutte le pratiche verranno svolte attraverso l’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), senza la necessità di rivolgersi direttamente all’istituto finanziatore che andrà scelto dal pensionato durante la presentazione della domanda. Il pensionato restituirà il prestito a rate nell’arco di 20 anni, con una trattenuta sull’assegno pagatogli dall’Inps. La rata per rimborsare il prestito dovrebbe comportare un taglio alla pensione intorno al 4,5% per ogni anno di anticipo. Il 50% degli interessi del finanziamento sarà comunque detraibile dall’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche), cioè dalle tasse.


Sono tre le versioni previste per Ape, l’anticipo di pensione: volontaria, social o legata a una ristrutturazione aziendale.


Ape social è riservata alle fasce più deboli della popolazione. Rientrano in questa categoria: quanti guadagnano meno di 1.500 euro lordi al mese e hanno 36 anni di contributi alle spalle e rientrano in una delle 11 categorie di lavori cosiddetti usuranti; chi ha 30 anni di contributi ed è disoccupato senza ammortizzatori sociali, oppure chi assiste coniugi o parenti di primo grado disabili, o chi ha una disabilità almeno al 74%. In quest’ultimo caso il governo si impegna a pagare di tasca propria le rate che servono per rimborsare il prestito.


Ape legata alle ristrutturazioni aziendali, prevede invece che il prestito sia a carico dell’impresa che vuole pre-pensionare un dipendente con più di 63 anni.


Ape volontaria, prevede infine che sia lo stesso lavoratore a chiedere di andare in pensione prima e dunque si faccia carico di tutti gli oneri del prestito previdenziale. Potrà beneficiare di Ape volontaria solo chi ha alle spalle almeno 20 anni di contributi e ha maturato una pensione netta superiore a 1,4 volte il trattamento minimo (700 euro circa al mese). Sarà inoltre necessario stipulare una polizza assicurativa contro il rischio di premorienza, in questo modo, in caso di decesso del richiedente, il capitale residuo sarà rimborsato dall’assicurazione e non si rifletterà sull’eventuale pensione di reversibilità o sugli eredi.


La durata di Ape andrà da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni e 7 mesi. Per ora è prevista una fase sperimentale di due anni fino al 2018. Il provvedimento potrà essere prorogato sulla base dei risultati ottenuti.


 di Marianna Castelluccio