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Salute: si cercano informazioni sul web ma si consultano poco i medici

Vanno su Internet alla ricerca di informazioni sulla propria malattia, consultano soprattutto i social network, ma non hanno poi alcun confronto col  proprio medico:  così gli italiani si informano sulla salute nell’era della digitalizzazione. Quali possano essere le conseguenze  di un simile approccio è ancora da investigare. Si cerca intanto di capire come i pazienti vadano alla ricerca delle informazioni sulla propria salute e sulla sanità in generale.


E si scopre che scandagliano il web ma in fondo ne sanno poco, se  gran parte  di loro afferma di non conoscere a sufficienza a quali prestazioni sanitarie avrebbe diritto. Il quadro viene da una ricerca presentata a Milano durante S@lute, il Forum dell’Innovazione per la Salute e condotta da Medipragma su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

internet_saluteInternet viene usato per cercare informazioni sulla propria patologia. Nel dettaglio, l’81% degli intervistati dichiara di ricercare sul web informazioni. I più attivi sono i giovani al di sotto dei 30 anni (il 55% consulta il web con più facilità rispetto agli altri cluster). In  quasi sei casi su dieci (58%) la ricerca viene ritenuta soddisfacente.


Quali fonti di informazione vengono consultate? Al primo posto ci sono i social network (24%), in seconda posizione i portali di informazione specializzati (19%), a seguire siti istituzionali (16%) e Wikipedia (12%). Solo agli ultimi posti ci sono blog e siti dell’industria farmaceutica (8%) e i siti delle associazioni dei pazienti (4%).

Attenzione però: solo il 9% di chi si informa sul web si confronta poi con il proprio medico. Tutto questo non significa poi che gli italiani sappiano bene come muoversi nel panorama sanitario. Una larga maggioranza – 88% –  dichiara di non essere sufficientemente informato circa le prestazioni sanitarie cui ha diritto,  solo il 23% è a conoscenza dell’introduzione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. Fra questi, solo il 38% reputa l’aggiornamento come migliorativo della situazione attuale mentre per la restante parte, il 62%, il sistema sanitario rimarrà immutato o peggiorerà ulteriormente.



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