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Energia: sono molte le Aziende che hanno marginalizzato sulle bollette dei consumatori

Finalmente, in merito agli extra costi del dispacciamento e alle pratiche commerciali scorrette di specifiche aziende, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha disposto l’avvio di due procedenti istruttori, uno nei confronti di Enel, l’altro di Sorgenia, per far luce sulla questione.

A noi risulta che sono spariti circa un miliardo di euro, e per questo motivo chiediamo agli inquirenti di fare chiarezza e stabilire quali aziende hanno marginalizzato il dispacciamento.
L’Antitrust ha ora dato avvio ad un’istruttoria contro questi operatori, proprio perché essi avrebbero violato la normativa sulla concorrenza gonfiando clamorosamente i prezzi di vendita a Terna nei servizi di accensioni degli impianti. Sembrerebbe che Enel e Sorgenia, hanno applicato prezzi eccessivamente gravosi per gli impianti situati nell’area di Brindisi nel corso del trimestre marzo-giugno 2016.

Tra gennaio 2015 e lo stesso periodo dell’anno successivo circa 60 milioni di utenti piccoli, medi e grandi hanno subito un aumento tra i 70 e i 120 mln di euro mensili dei costi di dispacciamento. Da febbraio 2016 a maggio dello stesso anno si è passati dai 133 mln di euro ai 316 mln, per poi ridiscendere a giugno a quota 187 mln di euro.

Per  verificare eventuali violazioni anche in tema di concorrenza e mercato abbiamo depositato una segnalazione anche all’AGCM per verificare eventuali violazioni della concorrenza e del mercato.

Sono attenzionate le centrali di Enel a Brindisi e di Enel nel Sulcis, di EPH a Fiumesanto e diSorgenia a Modugno. E' stato riscontrato un aumento record del 795% dei margini del 2015 e del trimestre marzo-giugno 2016 nella centrale di Brindisi e del 238% a Fiumesanto, ma anche altri operatori.

In particolare, gli operatori che hanno avuto marginalità sospette sono:
1) ENEL Produzione SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di oltre 468 mln euro;
2) EPH Produzione SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di circa 160 mln euro;
3) Sorgenia SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di circa 117 mln euro;
4) Edison Trading SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di circa 64 mln euro;
5) Tirreno Power SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di circa 56 mln euro;
6) SET SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di circa 34 mln euro;
7) GDF SUEZ Energia Italia SpA con un maggior margine tra gennaio e giugno di circa 29 mln euro.
E sulle centrali con maggior profitto:
1) Centrale di Brindisi di Enel, gruppi 3 e 4;
2) Centrale Fiumesanto di EPH, gruppi 3 e 4;
3) Centrale di Modugno di Sorgenia;
4)Centrale del Sulcis di Enel.

Già i Consumatori hanno raggiri e comportamenti scorretti da parare, ora vi sono da considerare anche manovre speculative sulla sicurezza del sistema. Chiediamo al Governo di aprire una commissione d’indagine sull’accaduto, al fine di accertare le responsabilità per la mancata vigilanza, e di interrompere con provvedimento ad hoc gli aumenti dei costi di dispacciamento.

Cosa si intende per dispacciamento dell’energia elettrica

Di regola l’energia elettrica non si può  immagazzinare, nasce dunque il problema di mantenere l’equilibrio tra domanda di elettricità e quantità prodotta e offerta in ogni momento, questo allo scopo di garantire la continuità dell’approvvigionamento in condizioni di piena sicurezza. La sicurezza si realizza nel momento in cui il sistema è in grado di far fronte ad anomalie, quale può essere per l’appunto uno sbilanciamento, senza ricorrere all’interruzione dei servizi e tantomeno mettendo in pericolo gli apparati.

E come è possibile leggere sul Testo Unico ricognitivo della Produzione elettrica pubblicato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, proprio in questo consiste il dispacciamento: nella “gestione coordinata delle immissioni e dei prelievi di energia elettrica e dei flussi di energia elettrica sulla rete di trasmissione ai fini del mantenimento del bilanciamento del sistema elettrico in condizioni di sicurezza”. Un servizio che in Italia è compito di Terna la quale agisce seguendo per l’appunto i dettami dell’Autorità.

 
Il problema del dispacciamento con le fonti rinnovabili

Questo servizio diventa tanto più difficile da approntare all’aumentare delle fonti di immissioni di energia elettrica nel sistema e soprattutto qualora queste fonti non siano programmabili per motivi intrinseci alla tecnologia utilizzata.

Difficoltà che si manifestano in tutta la loro evidenza nell’attuale quadro italiano sempre più contraddistinto dalla presenza di una gran quantità di piccoli impianti da fonti rinnovabili e in particolare da impianti fotovoltaici che generano e immettono energia in rete in maniera intermittente e soprattutto in quantità non prevedibile.

Proprio l’Aeeg aveva evidenziato la problematica in un orientamento pubblicato il 9 febbraio scorso in cui si dichiarava, a fronte di una rapida crescita di fonti rinnovabili non programmabili, la necessità di un passaggio da reti di distribuzione passive a reti attive tramite l’implementazione di smart grid e rendendo i produttori maggiormente partecipi ad una gestione più efficiente e sicura del sistema elettrico generale.

I costi

In particolare l’Autorità lamenta che i costi di un procurato sbilanciamento da parte di queste fonti finiscano per essere socializzati, un approccio sbagliato indotto dall’iniziale scarsa diffusione delle rinnovabili ma che adesso appare del tutto inadeguato a fronte del boom del fotovoltaico consequenziale alle efficaci politiche di incentivo perseguite in questi anni.

Nel suddetto orientamento l’Autorità si sbilanciava ipotizzando un nuovo sistema di costi per lo sbilanciamento che dunque consentirebbe una maggiore immissione di energia elettrica proprio dalle fonti rinnovabili e non programmabili come il fotovoltaico, a parità di rete e di altre risorse disponibili.