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Ocse: ascensore sociale fermo, la crisi picchia duro

La mobilità sociale è tra le più basse nei paesi industrializzati, le conseguenze della recessione continueranno a farsi sentire più che altrove. Dal rapporto Obiettivo crescita dell'Ocse non esce un'Italia ricca di promesse per i più giovani e per chi fatica a trovare un'occupazione. 

In Italia almeno il 40% del vantaggio economico dei padri con redditi elevati viene trasmesso ai figli: solo in Gran Bretagna la proporzione è più elevata. Se il padre è laureato, il figlio ha 30 punti percentuali in più di probabilità di arrivare all'università
del figlio di genitori con un minore grado di istruzione e la disparità si tradurrà in un'ineguaglianza di reddito.

L'italia insomma è uno dei paesi in cui c'è un maggiore premio in termini di reddito se si proviene da un famiglia di buon livello culturale e una delle maggiori penalizzazioni se la famiglia di provenienza ha un minore livello di istruzione.

L'onda lunga della crisi
L'Ocse nel suo rapporto stima la perdita di Pil nel lungo termine a 4,1 punti percentuali rispetto al potenziale, derivanti per 1,9 punti dal calo persistente
dell'occupazione e per 2,1 punti dal maggior costo del capitale. Per l'Ocse i danni maggiori saranno a carico di Irlanda (-11,8), Spagna (10,6), Polonia (4,5) e Italia. In
media nell'ocse la perdita di output sul lungo termine è stimata a 3,1 punti ed è atteso un rallentamento della crescita all'1,75% l'anno (da 2-2,25% nei 7 anni
ante-crisi), legato anche ai fattori demografici.

Che fare
Ma è soprattutto la ricetta consigliata dall'Ocse a indurre al pessimismo il lettore italiano più attento: in Italia, dice l'Ocse, servono più produttività, liberalizzazioni e istruzione universitaria e va invece ridotta la presenza pubblica nell'economia. Prima che arrivasse la crisi il Bel Paese era riuscito a compiere progressi sia nella partecipazione al mercato del lavoro che sulla riduzione della disoccupazione, ma "le sue performance di produttività restano deboli se confrontate con i
paesi capofila, con cui anzi il divario si è allargato".


Progressi sono stati registrati anche su liberalizzazioni e concorrenza, e questo ha migliorato le prospettive della produttività, ma secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico "ci sono indicazioni che le riforme che
restano da fare avrebbero un impatto maggiore di quelle già compiute". In particolare "restano sforzi da compiere sulle professioni e sui servizi pubblici locali". L'ente rileva un avanzamento anche delle riforme nella pubblica amministrazione:
"andranno sostenute in modo da produrre benefici significativi".


Guardando al quadro generale, la crisi si è lasciata alle spalle "ferite profonde", che resteranno visibili "per molti anni", ha colpito benessere e occupazione e allo stesso tempo ha compromesso le finanze pubbliche. Anche per questo tutti gli stati sono spronati a fare leva su riforme volte a rafforzare l'economia, "c'è ancora un po' di tempo per minimizzare queste ferite con azioni appropriate", dice Padoan.

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