Lazio, attesa per le sorti della lista Pdl. Bersani: rinvio voto sarebbe pasticcio

Attesa in casa Pdl per la decisione dell'ufficio elettorale presso il Tribunale sull'ammissione o meno della lista Pdl Roma alle prossime elezioni regionali, dopo la bocciatura del Tar del Lazio. Per Pier Luigi Bersani il rinvio del voto nel Lazio sarebbe un pasticcio. Mentre l'ex presidente della Camera, Luciano Violante, commentando le polemiche per la firma del decreto salva liste afferma che l'operato del Capo dello Stato deve essere lasciato fuori, il Pdl torna ad attaccare il Pd e l'Idv: i veri fascisti sono loro che ricorrono a tutti i mezzi per evitare che la lista del PdL venga accettata. Quanto alla bocciatura del Tar Italo Bocchino ricorda che lo Stato ha il potere di legiferare anche quando le Regioni l'abbiano a loro volta già fatto in materia di legislazione concorrente.
Bersani: il rinvio del voto sarebbe un pasticcio. «Hanno sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Vuole il centrodestra raffreddare la testa e riposarsi un attimo? È ora che i ministri smettano di avanzare ipotesi. C'è una scadenza elettorale ed operazioni di validazione in corso. Punto». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani spiega la contrarietà dei democratici all'ipotesi di rinvio del voto nel Lazio. «Noi useremo la nostra mobilitazione per protestare e affermare le priorità del Paese, che sono democrazia e lavoro» ha aggiunto Bersani.
Il Pd torna a salire sul pullman. Questa volta a bordo del torpedone verde non ci sarà il segretario ma i deputati democratici che attraverseranno l'Italia in vista delle regionali. «Questi pullman - ha detto Bersani alla partenza del pullman a piazza del Parlamento insieme al capogruppo Dario Franceschini - hanno il compito di illuminare sulle nostre proposte e andranno in giro per l'Italia per parlare di scuola, lavoro e redditi per portare la nostra voce in modo concreto».
Violante: il Colle va lasciato fuori. Il Presidente Napolitano ha agito come «garante dell'unità nazionale», rifiutando un primo testo di decreto legge sulle liste regionali e firmando il secondo decreto proposto dal governo. L'ex presidente della Camera, Luciano Violante commenta così, in un'intervista al Messaggero, l'operato del Capo dello Stato. Se Napolitano non avesse firmato «si sarebbe aperto un conflitto istituzionale paralizzante che non avrebbe potuto essere risolto da nessuno». Violante parla di «un conflitto distruttivo per il Paese» che Napolitano ha risolto «applicando l'etica della responsabilità», perché «il Quirinale non è una stampella né dell'opposizione, nè della maggioranza». «Forse il governo avrebbe fatto meglio ad attendere le decisioni dei giudici, investiti dallo stesso Pdl della questione - suggerisce Violante - poi, in un clima diverso, si sarebbe visto se era rimasto qualche problema irrisolto e se poteva essere risolto». Violante, infine, critica la posizione di Di Pietro che «sbaglia avversario» e difende la manifestazione unitaria dell'opposizione di sabato prossimo «per la difesa delle regole democratiche. Il Colle non c'entra e non deve entrarci».
Ferrero: la Destra è un po' come la camorra. «La destra ha la visione di chi è forte: chi è al potere non deve rispettare le regole, solo i più deboli dovrebbero farlo»ha detto Paolo Ferrero segretario nazionale di Rifondazione comunista questa mattina a Lodi per sostenere la candidatura a sindaco di Lorenzo Guerini e incontrare la gente per ricordare la candidatura di Agnoletto alle regionali della Lombardia. Ferrero ha voluto anche affermato che «la destra si preoccupa dello scudo fiscale per gli evasori, mentre la gente non riesce ad arrivare alla fine del mese. È un pò come la camorra che, perchè ha la pistola, non rispetta le regole».
Cicchitto: i veri fascisti sono all'opposizione. «È oramai ancora più chiaro di prima: il partito democratico, l'IdV, i radicali stanno facendo ogni sforzo possibile e immaginabile ricorrendo anche a tutti gli aiuti possibili, per evitare che nel Lazio si facciano elezioni regolari, con tutte le liste in campo, compresa quella del PdL». Lo afferma in una nota il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, sottolineando che «in una situazione controversa dal punto di vista giudiziario perché‚ la Commissione d'appello elettorale ha accettato la lista del PdL mentre il TAR l'ha respinta, i partiti dell'opposizione non esitano a ricorrere a tutti i mezzi possibili di pressione, fra cui le manifestazioni e addirittura l'ostruzionismo parlamentare». «Essi - insiste Cicchitto - hanno la faccia tosta di gridare al periodo autoritario e fascista, quando i veri autoritari e fascisti sono loro che stanno ricorrendo a tutti i mezzi per evitare che la lista del PdL, il partito più forte a Roma, possa presentarsi. Sulla necessità di accogliere questa elementare esigenza di democrazia è stato chiarissimo il Presidente Napolitano. Adesso siamo al punto che una magistratura amministrativa nega validità ad una legge dello Stato. Ricordiamo anche che la giunta Marrazzo è finita nell'infamia, oltre ad essere fallita sul terreno della politica sanitaria e ambientale. Sulla base della legge regionale le elezioni si sarebbero dovute fare mesi fa. Il rinvio è avvenuto sulla base di un provvedimento nazionale. Questo particolare - conclude - è stato dimenticato dal TAR perché‚ se si invoca la legge regionale allora essa deve valere anche per la scadenza elettorale».
Bocchino: lo Stato può legiferare. «La decisione del Tar del Lazio di non applicare il decreto legge approvato la scorsa settimana dal governo non ha tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale 303 del 2003 che ha riconosciuto allo Stato il potere di legiferare anche quando le Regioni l'abbiano a loro volta già fatto in materia di legislazione concorrente, così com'è la materia elettorale». Lo sottolinea Italo Bocchino, presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera ricorca che «secondo la Consulta lo Stato può intervenire se c'è la necessità di evitare il rischio della ineffettivita delle pubbliche funzioni. Solo la Corte, quindi - conclude - può valutare l'ammissibilità dell'intervento statale e il Tar non può disapplicare la legge».